• Convention Nazionale

    13 | 14 settembre 2017 - ModenaFiere

         


  • Si fa presto a dire integrazione dei lavoratori stranieri, si tratta invece di un processo delicato e strategico che richiede professionalità specifiche e approccio scientifico. Ne discute oggi a Ambiente Lavoro, la manifestazione italiana dedicata interamente alla sicurezza e alla prevenzione degli incidenti sul lavoro (Bologna 19-21 ottobre 2016), AiFOS​, l’Associazione Italiana Formatori ed Operatori della Sicurezza sul Lavoro che ha organizzato un workshop “La comunicazione intercolturale”, riservato agli operatori del settore. Sono circa 5 milioni gli stranieri residenti in Italia: la maggioranza sono rumeni, seguiti da albanesi, marocchini, cinesi ed ucraini. Per lo più impiegati nelle costruzioni i lavoratori stranieri residenti in Italia sono maggiormente esposti a rischi, svolgono spesso mansioni più pericolose. Il 18% degli incidenti con esito mortale riguarda i lavoratori stranieri.

    Sonia Colombo, psicologa e psicoterapeuta, che per AiFOS​si occupa di formazione, spiega che “coinvolgere un lavoratore straniero nel processo di consapevolezza dei rischi legati al lavoro non può prescindere dalla conoscenza della lingua italiana”, ma non basta. E’ spesso necessario “confrontarsi con culture nelle quali la prevenzione del rischio non è avvertita come fondamentale e la personale percezione del rischio del lavoratore straniero, pressato dalla necessità di mantenere il lavoro, non è corretta”. Insomma se per non arrivare in ritardo sul lavoro si deve pigiare sull’acceleratore nel traffico, se per produrre più pezzi si possono rimuovere gli ausili di protezione, un lavoratore straniero è più disposto a farlo rispetto ad un lavoratore italiano, perché nella sua valutazione personale la sicurezza è meno importante del suo lavoro. Per questo AiFOS ritiene strategico che il buon formatore sappia come affrontare la multiculturalità​, le differenze linguistiche, le diverse abitudini dei lavoratori stranieri

    Migliori risultati si ottengono quando il livello di scolarizzazione del lavoratore straniero è più alto ma anche se il suo ​processo di integrazione è profondo e se quindi sono paritari i suoi rapporti con i compagni di lavoro italiani che possono, se sensibilizzati, offrire esempi di comportamenti più attenti alla sicurezza. Tuttavia, come spiega la dottoressa Colombo, “la grave crisi del lavoro in Italia e la difficoltà di trovare un impiego, spinge molti lavoratori, italiani e stranieri, ad accettare condizioni al limite della regolarità se non del tutto irregolari”.

     

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